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In che modo ISO/IEC 27001:2022 accelera la conformità a NIS2 per le PMI

Igor Petreski
12 min read

La Direttiva NIS2 è ormai operativa e, per molte piccole e medie imprese, può sembrare un’ondata normativa difficile da governare. Se la tua PMI opera in un settore critico o fa parte di una catena di fornitura più ampia, oggi è chiamata a rispettare un livello di cibersicurezza più elevato. Questa guida illustra come utilizzare il quadro di riferimento ISO/IEC 27001:2022, riconosciuto a livello globale, per soddisfare i requisiti NIS2 in modo efficiente e strategico.

Cosa è in gioco

La Direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi (NIS2) rappresenta l’intervento dell’UE per rafforzare la resilienza cyber nei settori critici. A differenza della direttiva precedente, NIS2 amplia in modo significativo il perimetro di applicazione, include più settori e attribuisce responsabilità diretta all’alta direzione. Per una PMI, farsi trovare impreparata non è un’opzione. La direttiva impone un insieme minimo di misure di sicurezza, tempi stringenti per la segnalazione degli incidenti e una solida gestione del rischio della catena di fornitura. La mancata conformità può comportare sanzioni rilevanti, interruzioni operative e gravi danni reputazionali, con possibili effetti sui principali rapporti commerciali.

Nella sostanza, NIS2 richiede alle organizzazioni di adottare un approccio proattivo e basato sul rischio alla cibersicurezza. Article 21 della direttiva definisce un insieme minimo di misure, incluse politiche per l’analisi dei rischi, la gestione degli incidenti, la continuità operativa e la sicurezza della catena di fornitura. Non si tratta di un semplice adempimento formale. Le autorità si aspettano evidenze di un programma di sicurezza vivo, adeguato alle minacce specifiche dell’organizzazione e supportato da controlli appropriati per mitigarle. Per una PMI con risorse limitate, costruire tutto da zero può risultare complesso e portare a iniziative frammentate, non in grado di soddisfare le aspettative complessive della direttiva.

Si consideri una società logistica di medie dimensioni che fornisce servizi di trasporto al settore alimentare. Ai sensi di NIS2, tale società può essere qualificata come “soggetto importante”. Un attacco ransomware che cifri i sistemi di pianificazione e instradamento potrebbe bloccare le operazioni per giorni, causare il deperimento delle merci e compromettere gli impegni lungo la catena di fornitura. Ai sensi di NIS2, l’incidente richiederebbe una segnalazione alle autorità entro 24 ore. La società sarebbe inoltre sottoposta a verifiche sulle proprie pratiche di gestione del rischio. Disponeva di backup adeguati? L’accesso ai sistemi critici era controllato? I fornitori software erano stati valutati sotto il profilo della sicurezza? Senza un quadro di riferimento strutturato, dimostrare la dovuta diligenza diventa un’attività caotica e spesso inefficace.

Come si presenta un approccio efficace

Raggiungere la conformità a NIS2 non significa necessariamente reinventare il processo. Un Sistema di gestione della sicurezza delle informazioni (SGSI) basato su ISO/IEC 27001:2022 offre una base ideale. Lo standard è progettato per aiutare le organizzazioni a gestire in modo sistematico i rischi per la sicurezza delle informazioni. Questo allineamento naturale significa che, implementando ISO 27001, si costruiscono contemporaneamente le capacità e la documentazione richieste da NIS2. Un obbligo normativo complesso diventa così un progetto strutturato e governabile, capace di produrre valore aziendale concreto oltre la mera conformità.

La sinergia è evidente in più ambiti. Il requisito NIS2 relativo alla valutazione del rischio e alle politiche di sicurezza coincide con l’essenza delle clausole da 4 a 8 di ISO 27001. La forte enfasi della direttiva sulla sicurezza della catena di fornitura è affrontata direttamente dai controlli dell’Allegato A, quali 5.19, 5.20 e 5.21, che riguardano la sicurezza nei rapporti con i fornitori. Analogamente, gli obblighi NIS2 in materia di gestione degli incidenti e continuità operativa sono soddisfatti mediante l’implementazione dei controlli da 5.24 a 5.30. Utilizzando ISO 27001, si crea un sistema unico e coerente che soddisfa più requisiti, riduce le duplicazioni, fa risparmiare tempo e offre una narrazione chiara ad auditor e autorità. La nostra libreria completa di controlli aiuta a mappare con precisione questi requisiti. Zenith Controls1

Si immagini un piccolo fornitore di servizi gestiti (MSP) che ospita infrastruttura per un ospedale locale. L’ospedale è un “soggetto essenziale” ai sensi di NIS2 e deve assicurarsi che i propri fornitori siano sicuri. Ottenendo la certificazione ISO 27001, l’MSP può fornire immediatamente una garanzia riconosciuta a livello internazionale dell’esistenza di un SGSI robusto. Può richiamare la propria valutazione del rischio, la Dichiarazione di applicabilità e i rapporti di audit interno come evidenze concrete di conformità. Questo non solo soddisfa i requisiti di due diligence dell’ospedale previsti da NIS2, ma diventa anche un forte elemento di differenziazione competitiva, aprendo opportunità in settori regolamentati.

Percorso operativo

Costruire un SGSI allineato sia a ISO 27001 sia a NIS2 è un progetto strategico, non una semplice attività IT. Richiede un approccio metodico che parte dalla comprensione dell’organizzazione e dei suoi rischi, per poi implementare in modo sistematico i controlli necessari a gestirli. Suddividendo il percorso in fasi logiche, anche un gruppo di lavoro ridotto può ottenere progressi costanti e dimostrabili. Questo approccio consente di costruire un sistema non solo conforme, ma realmente efficace nel proteggere l’organizzazione. L’obiettivo è creare un programma di sicurezza sostenibile, non soltanto superare un audit.

Fase 1: stabilire le basi (settimane 1-4)

La prima fase serve a impostare correttamente il lavoro. Prima di gestire il rischio, è necessario comprendere il contesto. Ciò implica definire cosa si intende proteggere, ossia l’ambito di applicazione, ottenere l’impegno della leadership e identificare tutti gli obblighi legali e normativi, con NIS2 come elemento trainante. Questo lavoro di base, guidato dalle clausole 4 e 5 di ISO 27001, è essenziale per assicurare che il SGSI sia allineato agli obiettivi aziendali e disponga dell’autorità necessaria per avere successo. Senza un ambito chiaro e il sostegno della leadership, anche le migliori iniziative tecniche rischiano di fallire.

  • Definire l’ambito di applicazione del SGSI: documentare chiaramente quali parti dell’attività, dei sistemi e delle sedi sono incluse.
  • Ottenere l’impegno della direzione: ottenere approvazione formale e risorse dall’alta direzione. È un requisito non negoziabile sia per ISO 27001 sia per NIS2.
  • Identificare le parti interessate e i requisiti: elencare tutte le parti interessate, inclusi clienti, autorità e partner, e le relative aspettative di sicurezza, compresi gli articoli specifici di NIS2.
  • Costituire il gruppo di lavoro per l’implementazione: assegnare ruoli e responsabilità per costruire e mantenere il SGSI.

Fase 2: valutare e pianificare il trattamento del rischio (settimane 5-8)

Questa è la parte centrale del SGSI. In questa fase si identificano, analizzano e valutano in modo sistematico i rischi per la sicurezza delle informazioni. Il processo deve essere formale e ripetibile. Si identificano gli asset critici, le minacce che potrebbero comprometterli e le vulnerabilità che li espongono. Il risultato è un elenco prioritizzato di rischi che consente di assumere decisioni informate su dove concentrare le risorse. Questa valutazione del rischio soddisfa direttamente il requisito fondamentale di NIS2 Article 21 e fornisce una base difendibile per la strategia di sicurezza. Il nostro blueprint di implementazione fornisce gli strumenti necessari, incluso un Registro dei rischi preconfigurato, per rendere più efficiente il processo. Zenith Blueprint2

  • Creare un inventario degli asset: documentare tutti gli asset informativi rilevanti, inclusi dati, software, hardware e servizi.
  • Condurre una valutazione del rischio: utilizzare una metodologia definita per identificare minacce e vulnerabilità per ciascun asset, quindi calcolare i livelli di rischio.
  • Selezionare le opzioni di trattamento del rischio: per ogni rischio significativo, decidere se mitigarlo, accettarlo, evitarlo o trasferirlo.
  • Sviluppare un Piano di trattamento del rischio: per i rischi da mitigare, selezionare i controlli appropriati dall’Allegato A di ISO 27001 e documentare il piano per implementarli.
  • Creare la Dichiarazione di applicabilità (SoA): documentare quali dei 93 controlli dell’Allegato A sono applicabili all’organizzazione e perché, motivando eventuali esclusioni.

Fase 3: implementare i controlli e costruire le evidenze (settimane 9-16)

Una volta definito il piano, è il momento di passare all’esecuzione. Questa fase prevede l’implementazione delle politiche, delle procedure e dei controlli tecnici individuati nel Piano di trattamento del rischio. È il momento in cui la teoria diventa operativa. Potrebbe trattarsi di implementare l’autenticazione a più fattori, redigere una nuova politica di backup o formare il personale sulla consapevolezza del phishing. È fondamentale documentare ogni attività. Per ogni controllo implementato, occorre produrre evidenze che ne dimostrino il funzionamento efficace. Tali evidenze saranno essenziali per gli audit interni ed esterni e per dimostrare la conformità a NIS2 alle autorità.

  • Implementare i controlli tecnici: applicare misure di sicurezza quali firewall, cifratura, controlli di accesso e registrazione degli eventi.
  • Redigere e comunicare le politiche: sviluppare e pubblicare politiche chiave su aree quali uso accettabile, controllo degli accessi e risposta agli incidenti.
  • Condurre formazione e sensibilizzazione sulla sicurezza: formare tutti i dipendenti sulle responsabilità in materia di sicurezza delle informazioni.
  • Stabilire monitoraggio e misurazione: definire processi per monitorare l’efficacia dei controlli e misurare le prestazioni del SGSI.

Fase 4: monitorare, eseguire audit e migliorare continuamente (continuativo)

Un SGSI non è un progetto una tantum; è un ciclo continuo di miglioramento. Questa fase finale, disciplinata dalle clausole 9 e 10 di ISO 27001, mira ad assicurare che il SGSI rimanga efficace nel tempo. Devono essere condotti audit interni periodici per verificare la conformità e individuare debolezze. La direzione deve riesaminare le prestazioni del SGSI per assicurare che continui a soddisfare gli obiettivi aziendali. Eventuali problematiche o non conformità rilevate devono essere tracciate formalmente e corrette. Questo processo continuo di monitoraggio e perfezionamento è esattamente ciò che le autorità NIS2 si aspettano di vedere, perché dimostra l’impegno a mantenere un solido livello di sicurezza.

  • Condurre audit interni: riesaminare periodicamente il SGSI rispetto ai requisiti di ISO 27001 e alle politiche interne.
  • Tenere riesami di direzione: presentare le prestazioni del SGSI all’alta direzione e assumere decisioni strategiche.
  • Gestire le non conformità: attuare un processo formale per identificare, documentare e risolvere problematiche o lacune di conformità.
  • Prepararsi all’audit di certificazione: coinvolgere un organismo di certificazione esterno affinché il SGSI sia sottoposto ad audit formale e certificato.

Politiche che rendono il sistema efficace

Le politiche sono l’ossatura del SGSI. Traducono la strategia di sicurezza in regole chiare e applicabili per tutta l’organizzazione. Ai fini della conformità a NIS2, disporre di politiche ben definite e applicate in modo coerente non è solo una buona prassi: è un requisito. Questi documenti forniscono indicazioni chiare ai dipendenti, definiscono le aspettative verso i fornitori e costituiscono evidenze essenziali per auditor e autorità. Dimostrano che l’approccio alla sicurezza è deliberato e sistematico, non reattivo né basato su tecniche ad hoc. Due delle politiche più fondamentali a supporto sia di ISO 27001 sia di NIS2 sono la Politica di gestione degli asset e la Politica di backup e ripristino.

La Politica di gestione degli asset3 è il punto di partenza di ogni attività di sicurezza. Non si può proteggere ciò che non si conosce. Questa politica istituisce un processo formale per identificare, classificare e gestire tutti gli asset informativi lungo il loro ciclo di vita. Per NIS2, un inventario degli asset completo è essenziale per delimitare la valutazione del rischio. Garantisce visibilità su tutti i sistemi, le applicazioni e i dati che supportano i servizi critici. Senza questa visibilità, l’organizzazione opera alla cieca e rischia di lasciare lacune significative nella copertura di sicurezza. La politica assicura che le responsabilità siano chiare e che tutti i componenti critici siano inclusi nel programma di sicurezza.

Altrettanto critica è la Politica di backup e ripristino4. NIS2 Article 21 richiede esplicitamente misure per la continuità operativa, quali la gestione dei backup e il Disaster Recovery. Questa politica definisce le regole su quali dati sottoporre a backup, con quale frequenza, dove conservare i backup e come testarli. In caso di incidente con impatto operativo, come un attacco ransomware, una strategia di backup ben eseguita è spesso ciò che separa un ripristino rapido da un fallimento operativo catastrofico. La politica fornisce garanzie alla direzione, ai clienti e alle autorità sull’esistenza di un piano credibile per mantenere la resilienza operativa e ripristinare i servizi critici in tempi adeguati, soddisfacendo direttamente un obbligo centrale della direttiva.

Una piccola società di ingegneria che progetta componenti per il settore energetico ha implementato una Politica di gestione degli asset formale. Catalogando i server di progettazione, le licenze software CAD e i dati sensibili dei clienti, ha identificato gli asset più critici. Questo le ha consentito di concentrare il budget di sicurezza limitato sulla protezione di tali obiettivi ad alto valore mediante controlli di accesso più robusti e cifratura, dimostrando un approccio maturo e basato sul rischio durante un audit del fornitore condotto da un importante cliente del settore energetico.

Checklist

Per aiutarti nel percorso, ecco tre checklist operative. Sono pensate per guidarti nelle fasi principali di costruzione, gestione e verifica del SGSI, assicurando la copertura dei requisiti essenziali sia di ISO/IEC 27001:2022 sia della Direttiva NIS2.

Costruire: definire il quadro ISO 27001 per la conformità a NIS2

Prima di poter gestire un SGSI conforme, occorre costruirlo su basi solide. Questa fase iniziale riguarda la pianificazione, la definizione dell’ambito e l’ottenimento del necessario consenso e delle risorse. Un errore in questa fase può compromettere l’intero progetto. La checklist copre i passaggi strategici essenziali per definire il SGSI e allinearlo ai principi di gestione del rischio al centro di NIS2.

  • Ottenere l’approvazione formale della direzione e il budget per il progetto SGSI.
  • Definire e documentare l’ambito di applicazione del SGSI, richiamando esplicitamente i servizi rientranti in NIS2.
  • Identificare tutti i requisiti legali, normativi (NIS2) e contrattuali applicabili.
  • Stabilire un inventario degli asset relativo a tutte le informazioni, hardware, software e servizi in ambito.
  • Condurre una valutazione del rischio formale per identificare minacce e vulnerabilità relative agli asset chiave.
  • Creare un Piano di trattamento del rischio che descriva i controlli selezionati per mitigare i rischi identificati.
  • Sviluppare una Dichiarazione di applicabilità (SoA) che giustifichi l’inclusione e l’esclusione di tutti i 93 controlli dell’Allegato A.
  • Redigere e approvare le politiche fondamentali, incluse Sicurezza delle informazioni, Gestione degli asset e Uso accettabile.

Gestire: mantenere l’igiene quotidiana della sicurezza

La conformità non è un evento una tantum. È il risultato di una disciplina operativa costante, giorno per giorno. Questa checklist si concentra sulle attività continuative che mantengono efficace il SGSI e sicura l’organizzazione. Sono le misure pratiche che dimostrano ad auditor e autorità che il programma di sicurezza è attivo e operativo, non una semplice raccolta di documenti archiviati.

  • Condurre regolarmente formazione e sensibilizzazione sulla sicurezza per tutti i dipendenti, incluse simulazioni di phishing.
  • Applicare le procedure di controllo degli accessi, inclusi riesami periodici delle autorizzazioni utente e degli accessi privilegiati.
  • Gestire le vulnerabilità tecniche mediante un processo sistematico di gestione delle patch.
  • Monitorare sistemi e reti per individuare eventi di sicurezza e attività anomale.
  • Eseguire e testare le procedure di backup e ripristino dei dati secondo quanto previsto dalla politica.
  • Gestire le modifiche a sistemi e applicazioni mediante un processo formale di controllo delle modifiche.
  • Pres presidiare la sicurezza dei fornitori mediante riesami e valutazioni periodiche dei fornitori chiave.
  • Mantenere la sicurezza dei siti fisici, incluso il controllo degli accessi alle aree sensibili.

Verificare: eseguire audit e migliorare il SGSI

L’ultimo elemento del percorso è la verifica. Occorre controllare regolarmente che i controlli funzionino come previsto e che il SGSI raggiunga i propri obiettivi. Questo ciclo di miglioramento continuo è un principio cardine di ISO 27001 e una delle principali aspettative di NIS2. La checklist copre le attività di assurance che forniscono alla direzione e alle parti interessate fiducia nel livello di sicurezza dell’organizzazione.

  • Pianificare e condurre un audit interno completo del SGSI rispetto ai requisiti ISO 27001.
  • Eseguire test di penetrazione o scansioni di vulnerabilità periodici sui sistemi critici.
  • Testare il Piano di risposta agli incidenti con esercitazioni da tavolo o simulazioni complete.
  • Testare i Piani di disaster recovery e di continuità operativa.
  • Tenere riunioni formali di riesame di direzione per valutare le prestazioni del SGSI e allocare risorse.
  • Tracciare tutte le risultanze dell’audit e le non conformità in un registro delle azioni correttive fino alla loro risoluzione.
  • Raccogliere e analizzare metriche sull’efficacia dei controlli di sicurezza.
  • Aggiornare la valutazione del rischio almeno annualmente o quando si verificano modifiche significative.

Errori comuni

Il percorso verso la conformità congiunta a ISO 27001 e NIS2 è impegnativo, e alcuni errori ricorrenti possono compromettere anche iniziative ben impostate. Conoscerli aiuta a evitarli.

  • Sottovalutare l’obbligo relativo alla catena di fornitura: NIS2 attribuisce un’attenzione senza precedenti alla sicurezza della catena di fornitura. Molte PMI si concentrano solo sui controlli interni e dimenticano di svolgere due diligence sui fornitori critici. Se il fornitore cloud o il fornitore software subisce un incidente di sicurezza che impatta l’organizzazione, la responsabilità ai sensi di NIS2 resta comunque in capo all’organizzazione. È necessario disporre di un processo per valutare e gestire il rischio dei fornitori.
  • Trattarlo come un progetto esclusivamente IT: sebbene l’IT sia fortemente coinvolto, la sicurezza delle informazioni è una questione aziendale. Senza un reale consenso e una leadership attiva dall’alto, il SGSI non avrà l’autorità e le risorse necessarie. NIS2 attribuisce specificamente responsabilità alla direzione, che deve quindi partecipare attivamente alle decisioni di governance e di rischio.
  • Produrre documenti non applicati: l’errore più grave è creare un insieme elegante di documenti che nessuno segue. Un SGSI è un sistema vivo. Se le politiche non sono comunicate, le procedure non sono seguite e i controlli non sono monitorati, si ottiene solo una falsa percezione di sicurezza. Auditor e autorità cercheranno evidenze dell’operatività, non solo documentazione.
  • Definire un ambito in modo inadeguato o ambiguo: un ambito troppo ampio può rendere il progetto ingestibile per una PMI. Un ambito troppo ristretto può lasciare fuori sistemi critici soggetti a NIS2, creando una rilevante lacuna di conformità. L’ambito deve essere valutato con attenzione e chiaramente allineato ai servizi critici e agli obiettivi aziendali.
  • Trascurare i test di risposta agli incidenti: disporre di un Piano di risposta agli incidenti è un requisito di base. Tuttavia, se non è mai stato testato, è probabile che fallisca durante una crisi reale. NIS2 prevede scadenze di segnalazione molto rigorose, inclusa una segnalazione iniziale entro 24 ore. Un’esercitazione da tavolo può evidenziare rapidamente lacune nel piano, ad esempio l’assenza di chiarezza su chi contattare o su come raccogliere rapidamente le informazioni corrette.

Una piccola società di servizi finanziari aveva ottenuto la certificazione ISO 27001, ma aveva discusso il proprio Piano di risposta agli incidenti solo in riunione. Quando ha subito una violazione dei dati di entità limitata, il gruppo di risposta non era preparato. Ha perso ore a discutere chi avesse l’autorità per contattare l’assicuratore cyber e ha avuto difficoltà a raccogliere i dati forensi necessari, rischiando di mancare la finestra di segnalazione normativa.

Prossimi passi

Pronto a costruire un livello di sicurezza resiliente che soddisfi sia ISO 27001 sia NIS2? I nostri toolkit forniscono politiche, modelli e linee guida per accelerare il percorso di conformità.

Riferimenti


  1. La libreria Zenith Controls fornisce una mappatura completa di tutti i 93 controlli dell’Allegato A verso varie normative, inclusa NIS2, aiutando a comprendere e documentare l’allineamento dei controlli. ↩︎

  2. Zenith Blueprint include un Registro dei rischi pronto all’uso e un modello di Dichiarazione di applicabilità, progettati per soddisfare i requisiti specifici di ISO/IEC 27001:2022. ↩︎

  3. La nostra Politica di gestione degli asset fornisce un modello strutturato per identificare, classificare e gestire gli asset informativi in linea con i requisiti di ISO 27001 e NIS2. ↩︎

  4. Il modello di Politica di backup e ripristino stabilisce regole e procedure chiare per il backup e il ripristino dei dati, supportando direttamente i requisiti di continuità operativa di NIS2. ↩︎

About the Author

Igor Petreski

Igor Petreski

Compliance Systems Architect, Clarysec LLC

Igor Petreski is a cybersecurity leader with over 30 years of experience in information technology and a dedicated decade specializing in global Governance, Risk, and Compliance (GRC).Core Credentials & Qualifications:• MSc in Cyber Security from Royal Holloway, University of London• PECB-Certified ISO/IEC 27001 Lead Auditor & Trainer• Certified Information Systems Auditor (CISA) from ISACA• Certified Information Security Manager (CISM) from ISACA • Certified Ethical Hacker from EC-Council

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Che cos’è ISO 27001?

ISO 27001 definisce un approccio sistematico alla gestione e alla protezione delle informazioni aziendali sensibili. Integra persone, processi e sistemi IT attraverso l’applicazione di un processo di gestione del rischio.